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Il territorio è prevalentemente collinare e ricco di
sorgenti; dal punto di vista geologico si formò nel periodo miocenico dell’era terziaria quando grandi strati di arenarie, di marne,
argille e calcare lentamente si sollevarono dal mare imprigionando nel loro
interno banchi di molluschi, crostacei e valve di conghiglie. "Il Miocene della
Sardegna, riferisce Ida Comaschi Caria in una sua pubblicazione, presenta grande
interesse dal punto di vista paleontologico in quanto è abbondantemente
fossilifero tanto nelle argille quanto nelle marne, nelle arenarie, nei calcari
e subordinatamente nei conglomerati; essi vanno dai foraminiferi alle spugne, ai
coralli, ai briozoi, ai brachiopodi, agli echinodermi, ai lamellibranchi, ai
cefalopodi, ai crostacei, ai pesci, ai rettili, quindi un pullulare di
vita..."
Alla fine del Terziario le colate laviche fuoriuscite dalle due bocche di Zeppara Manna e Zepparedda della Giara si riversarono sulle dolci colline di arenaria e di calcare trasformando il territorio; esso venne ulteriormente modellato dopo le erosioni e i crolli del periodo Pleistocene per cui il terreno si presenta ancora oggi con un misto di zone di calcare.
La restante parte del territorio è
invece coperto da una fitta macchia mediterranea, nella quale crescono
rigogliosi anche lecci e sughere. Lungo la valle del rio
Imbessu, che scorre in una profonda gola, si trova una
lussureggiante vegetazione riparia fatta di ontani, salici e tamerici.