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L'insediamento prenuragico si estende su un lungo
pianoro situato sul Monte Padrillonis, circa 2 Km. a Nord del
paese. Delimitato a Nord e a Est dalle ampie valli scavate dal Flumini
Imbessu, esso digrada dolcemente nei versanti opposti, verso Pranu
Suergiu ad Ovest e Brentoni-Cara Bassa al meridione. Un tempo florido bosco, è stato percorso nel 1983 da un
violento incendio che ne ha messo in evidenza i resti archeologici.
La cultura di Ozieri
Essa prende il nome dal sito del suo primo rinvenimento nel 1915, la grotta di San Michele ai Cappuccini di Ozieri, ma si estende effettivamente a tutta la Sardegna. Il suo contesto evidenzia elementi di cultura materiale di derivazione orientale, come si può vedere dal confronto con le coeve culture dell'oriente mediterraneo, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti concernenti le ceramiche e le sepolture. Essa si manifesta però con caratteristiche peculiari che ne esaltano la specificità. Nei suoi sviluppi si inseriscono progressivamente nuovi elementi culturali, quali il megalitismo, di promanazione occidentale.
Essa riprende ed incrementa lo sfruttamento dell'ossidiana del Monte Arci, l'oro nero dell'antichità, di cui la Sardegna era una fonte inesauribile. La Cultura di Ozieri appare fondamentalmente compatta ed omogenea in tutta l'isola, ma con facies di carattere regionale. Al centro e nelle barbagie si afferma progressivamente nel suo ambito il Megalitismo, e presso le numerosissime domus de janas appaiono i grandi menhir.
Nelle pianure cagliaritane ed oristanesi emerge invece il suo carattere agricolo, mantenendo però gli aspetti di cultura materiale comuni con il resto della Sardegna. La sua cronologia relativa è fissata fra il 3300 ed il 2500 a.C., anche se taluni aspetti, racchiusi sotto la definizione di sub-Ozieri perdurano ancora nelle successive fasi delle culture di Abealzu e Filigosa.